Divorzio breve e negoziazione assistita: cosa sono?

11/10/2017


Non è proprio il divorzio breve che si credeva ma è sicuramente più facile e veloce.

Per la prima volta in Italia si potrà concludere un accordo di separazione o di scioglimento del matrimonio di fronte al sindaco.

Lo prevede l’articolo 12 della legge approvata ieri col voto di fiducia, purché si tratti di separazione o divorzio consensuale senza figli a carico e in cui non ci sono trasferimenti patrimoniali.

In pratica cosa succederà? Il sindaco, o comunque l’ufficiale di stato civile delegato, concederà ai separandi un periodo di un mese affinchè possano riflettere sulla scelta che stanno maturando.

Trascorso questo lasso di tempo, se la coppia non si ripresenta, si presuppone che ci abbiano ripensato, in caso contrario, si darà luogo all'effettiva separazione della coppia, abbreviando la procedura attuale della separazione.

Comunque, anche in presenza di minori o figli portatori di handicap differentemente dal precedente testo del ddl, l'articolo 6 della nuova legge cambia la procedura attuale prendendo sempre in considerazione la separazione consensuale.

I coniugi potranno richiedere la cosiddetta "negoziazione assistita", attraverso la quale saranno loro stessi (assistiti comunque dai rispettivi legali) a decidere le condizioni per i figli e per loro stessi di comune accordo con l’assistenza degli avvocati di fiducia.

I rispettivi avvocati, entro dieci giorni dall’avvenuta la negoziazione assistita dovranno trasmettere l’accordo al procuratore della Repubblica che si dovrà pronunciare riguardo alle condizioni sugli interessi dei figli.

Se gli accordi saranno reputati idonei a tutelare gli interessi dei figli si potrà dare atto al procedimento in caso contrario, si procederà secondo le norme vigenti.

Se il procuratore della Repubblica non valuterà positivamente l’accordo raggiunto perché non rispondente all’interesse dei figli o comunque non congruo si tornerà al procedimento «tradizionale» ed a quel punto, trasmetterà gli atti al presidente del tribunale che convocherà le parti.

Sia ben chiaro, le norme contenute nel decreto non incidono sui tempi di separazione necessari per ottenere il divorzio, che restano di tre anni ne su quelli delle separazioni giudiziali o anche consensuali che non abbiano avuto l’approvazione del Procuratore della Repubblica.

Questo almeno per ora perché su questo il Parlamento sta lavorando con una legge per fare diventare «breve» l’addio dei coniugi, passata solo alla Camera, portando i tempi necessari da tre anni a uno, in caso di separazione giudiziale, e a sei mesi, in caso di consensuale.

In ogni caso per essere certi di quale sia la soluzione migliore nei vari casi pratici e per essere certi di tutelare al meglio i propri interessi si renderà utile una consulenza preventiva con i propri avvocati di fiducia che sapranno quale strada consigliare caso per caso.